Toomai of the Elephants – Toomai degli elefanti | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Rudyard Kipling: Toomai of the Elephants
Rudyard Kipling
Toomai of the Elephants – Toomai degli elefanti
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
Toomai of the Elephants – Toomai degli elefanti
Voti: 1, Media: 4.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Rudyard Kipling nasce nel 1865 a Bombay, in India, dove il padre, londinese, insegnava scultura architettonica presso la locale Scuola d’Arte. Nel 1871 viene messo in collegio a Londra, e nel 1878 viene iscritto allo United Service College di Westward Ho, nel Devon.

Nel 1882 torna in India per raggiungere la famiglia, nel frattempo trasferitasi a Lahore, dove il padre era diventato conservatore del museo.
Resta a Lahore fino al 1889, lavorando come giornalista, quindi torna a Londra, vivendo con la moglie fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Compie molti viaggi in paesi lontani, con frequenti ritorni in India. Nel 1907 viene insignito del premio Nobel per la letteratura. Negli ultimi anni di vita si trasferisce a Montecarlo. Muore a Londra nel 1936.

Toomai degli elefanti, il racconto qui proposto, appartiene al Libro della giungla. Ma qui non ci sono animali parlanti, non c’è né Akela, né Baloo, né Bagheera, né tanto meno Mowgli.

Ci sono invece gli elefanti, moltissimi, che più realisticamente strillano o barriscono, e che non vivono allo stato selvaggio, bensì rinchiusi in grandi recinti (le keddah) ove attendono di essere addomesticati per essere utilizzati come animali da lavoro.

Quelli già addomesticati esercitano una specie di controllo sui nuovi arrivati, imponendo loro con le zanne o con potenti colpi di testa le “regole” loro trasmesse dagli uomini. E a segnalarsi in questo ufficio è Kala Nag, il più grande, coscienzioso e ligio di tutti, che è affezionatissimo a Toomai, un bambino discendente da una dinastia di mahmout, ossia conducenti di elefanti.

Una notte Kala Nag strappa via i ceppi che lo tenevano legato, afferra il bambino con la proboscide mettendoselo sul dorso, e si avvia su per una collina. Dopo un lungo viaggio nel buio, arriva a una grande radura dove converge un’immensa folla di elefanti, tutti fuggiti dalle rispettive keddah, che formano un enorme cerchio e prendono a percuotere ritmicamente il suolo con le zampe: è la “danza degli elefanti”, espressione indiana metafora di impossibilità (“lo farò quando gli elefanti danzeranno”, cioè mai), che ora diviene prodigiosamente realtà davanti agli occhi meravigliati e ammaliati di Toomai cui Kala Nag ha concesso il raro privilegio di essere spettatore.

Terminata la danza, tutti gli elefanti torneranno ai loro rispettivi recinti, il prodigio raccontato dal bambino verrà confermato dalle vistose tracce lasciate sul terreno dai bestioni in movimento, e Toomai verrà acclamato sia dagli uomini, che lo diranno da allora in poi Toomai degli Elefanti, sia dagli animali che, proboscide levata, lo saluteranno con un ultimo potentissimo barrito.

“L’elefante si voltò senza un suono, fece tre passi indietro verso il ragazzo alla luce della luna, abbassò la proboscide, se lo mise in groppa e, ancor prima che Toomai il Piccolo sistemasse le ginocchia, scivolò nella foresta.”
“The elephant turned, without a sound, took three strides back to the boy in the moonlight, put down his trunk, swung him up to his neck, and almost before Little Toomai had settled his knees, slipped into the forest.”

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