The short happy life of Francis Macomber – La breve vita felice di Francis Macomber | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Ernest Hemingway: The short happy life of Francis Macomber
Ernest Hemingway
The short happy life of Francis Macomber – La breve vita felice di Francis Macomber
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
The short happy life of Francis Macomber – La breve vita felice di Francis Macomber
Voti: 4, Media: 3.50
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Ernest Hemingway nacque a Oak Park, presso Chicago, nel 1899.
Dopo il diploma venne assunto come cronista dal “Kansas City Star”.
Nel 1918 si arruolò volontario come autista di ambulanze e venne stanziato sul fronte italiano, ove rimase ferito.

Finita la guerra si trasferì a Parigi, dove riprese il lavoro di giornalista come corrispondente dall’Europa del “Toronto Star”.
Corrispondente di guerra durante il conflitto civile spagnolo, nel 1939 si spostò a Cuba, per poi viaggiare prima in Estremo Oriente e poi in Europa, di nuovo come inviato di guerra. Nel 1954 fu insignito del premio Nobel per la letteratura.
Morì suicida a Ketchum (Idaho) nel 1961.

Scritto nel 1936, La breve vita felice di Francis Macomber apre la raccolta I quarantanove racconti (1938), insieme ad altri tre piccoli capolavori come La capitale del mondo, Le nevi del Kilimangiaro, Vecchio al ponte, composti tutti fra il 1936 e il 1938, poco prima e durante l’esperienza  dell’autore come giornalista corrispondente nella guerra civile spagnola, da lui vissuta al fianco degli antifranchisti.

Il racconto si impernia su un triangolo costituito da Francis Macomber, ricchissimo trentacinquenne americano alquanto irrisolto, dalla bella moglie Margaret, detta Margot, e da Robert Wilson, cacciatore professionista inglese che accompagna e assiste i due coniugi in un safari nella savana africana.

Quest’ultimo è appunto l’osservatore esterno, che assiste alla complicata dinamica dei rapporti tra Francis e la moglie: lei inquieta e patologicamente fedifraga, ma ormai non più giovanissima e quindi consapevole di doversi tenere stretto il buon partito che aveva trovato: «era ancora una gran bella donna in Africa, ma non era più una gran bella donna in patria, non abbastanza per poterlo lasciare e trovarsi una sistemazione migliore»; lui passivo e disperatamente adolescenziale, nei suoi molti hobbies e nelle sue superficiali passioni, incerto e timoroso su tutto, esclusa la ferrea convinzione che la moglie, per i motivi suddetti, non lo abbandonerà mai.

Il sordido equilibrio su cui Macomber ha costruito la sua esigua vita sarà sconvolto in Africa da un duplice trauma: un gesto di codardia, che gli varrà l’ennesimo tradimento della moglie, passata per una notte dalla sua tenda a quella di Wilson, si riscatta il giorno dopo in un raffazzonato, goffo e semi-incosciente gesto di coraggio.

Quanto basta, però, per provocare in lui un’esaltata palingenesi, un nuovo delirante senso di sé: «Il viso di Macomber era raggiante. “Mi è davvero successo qualcosa, sa” disse. “Mi sento un altro”».

E quanto basta per rendere consapevole Margot che quel nuovo Francis sarà magari capace di porre fine al loro insensato ménage e di riprendersi in mano la vita finalmente senza di lei: una consapevolezza devastante, che indurrà il tragico finale della vicenda, di cui Wilson sarà rassegnato e cinico testimone.

“Non c’era nessuno a cui dire che aveva paura, nessuno che avesse paura insieme a lui, e Macomber, là disteso, solo, non conosceva quel proverbio somalo che dice che ogni uomo coraggioso si fa spaventare tre volte da un leone…”

“There was no one to tell he was afraid, nor to be afraid with him, and, lying alone, he did not know the Somali proverb that says a brave man is always frightened three times by a lion…”

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