The Pit and the Pendulum + The Tell-Tale Heart + The Cask of Amontillado | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
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Edgar Allan Poe
The Pit and the Pendulum + The Tell-Tale Heart + The Cask of Amontillado
Il pozzo e il pendolo + ll cuore rivelatore + Il barile di Amontillado
Anno di pubblicazione: 2016
FORMATI DISPONIBILI
The Pit and the Pendulum + The Tell-Tale Heart + The Cask of Amontillado
Voti: 19, Media: 4.58
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Edgar Poe nasce a Boston nel 1809, da una modesta attrice e da un altrettanto modesto impresario teatrale.
Morta la madre quando aveva due anni, e abbandonato anche dal padre, viene accolto nella famiglia di John Allan, senza però venir mai adottato. In seguito premetterà al suo il cognome Allan.

Fra il 1815 e il 1820, si trasferisce con la famiglia Allan in Inghilterra, dove compie i primi studi. Tornato negli Stati Uniti, a Richmond, nel 1826 si iscrive all’Università della Virginia, dove ottiene ottimi risultati, ma che deve presto abbandonare per debiti di gioco non onorati.

Nel 1827 si arruola nell’esercito, e nel 1830 entra nell’Accademia militare di West Point, che abbandona però l’anno dopo, per iniziare un vita errabonda, segnata dalla povertà, dall’alcol e dalle droghe.

Diseredato da John Allan, nel 1835 sposa Virginia Clemm, sua prima cugina, che fino al 1847, anno della sua morte, lo accompagna nei suoi vagabondaggi.
Giornalista a tempo perso, effimero direttore nel 1839 di un periodico di Filadelfia, nel 1845, dopo la pubblicazione de Il corvo, conosce a New York qualche successo mondano. Muore a Baltimora nel 1849, con una diagnosi, forse affrettata, di delirium tremens.

The Pit and the Pendulum - Il pozzo e il pendolo, racconto scritto nel 1842 e poi rivisto per la pubblicazione nel 1845, è uno dei capolavori di Poe, in cui confluiscono al massimo grado di espressività pressoché tutti gli elementi finora descritti.

Condannato a morte, un prigioniero dell’Inquisizione spagnola viene tradotto svenuto in una cella del carcere di Toledo.
Quando si risveglia, si trova immerso nel buio più assoluto, e comincia a narrare in prima persona i tentativi da lui fatti per capire dove lo hanno portato: trova a tentoni un muro, ne segue il perimetro cercando di registrare al tatto gli angoli, straccia un lembo del ruvido saio che ha indosso e le pone per terra per capire, inciampandovi, quando il giro è finito.

Ma a un certo punto il lembo di stoffa gli intriga le caviglie e lo fa cadere a terra, giusto in tempo per accorgersi che la sua testa pende nel vuoto di un pozzo posto esattamente al centro della cella.

Poi, addormentatosi, si sveglia strettamente legato a una panca e scopre con orrore, a una flebile luce nel frattempo comparsa, di essere sovrastato da un pendolo con una lama affilatissima, che ad ogni oscillazione si abbassa, e che fatalmente arriverà a squarciargli il corpo all’altezza del cuore.

“Fino a quel momento, non avevo ancora aperto gli occhi. Sentivo di essere disteso sul dorso, senza legami. Allungai una mano, ed essa ricadde pesantemente su qualcosa di umido e di duro. Ve la lasciai per parecchi minuti, mentre mi sforzavo di indovinare dove potessi essere e che cosa fossi.”

“So far, I had not opened my eyes. I felt that I lay upon my back, unbound. I reached out my hand, and it fell heavily upon something damp and hard. There I suffered it to remain for many minutes, while I strove to imagine where and what I could be.”

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The Tell-Tale Heart - Tra i molti Moloch psichici di Edgar Allan Poe – che è appunto un grandissimo scrittore proprio in quanto sa trasformare e sublimare quei tanti fardelli in alta letteratura – uno di non esiguo rilievo era il risveglio nella tomba di qualcuno creduto morto e come tale sepolto. E questo Moloch aleggia, sia pure in modi diversi, in ambedue i racconti qui proposti, vale a dire Il cuore rivelatore e La sepoltura prematura.

I due racconti, come dimostrano le date di uscita, sono contigui; ma, sebbene trattino ambedue lo stesso argomento, sono anche profondamente differenti. In Il cuore rivelatore, infatti, la sopravvivenza dopo la sepoltura nasce dal delirio di un dolcissimo pazzo assassino, mentre in La sepoltura prematura dopo una prima parte di netto stampo saggistico l’autore prende a narrare un episodio capitato a lui stesso, anche se non di sepoltura si tratta.
La grandezza di Poe, del resto, è proprio quella di narrare le situazioni più assurde e irreali, e conferire allo spavento che esse comunque provocano un tocco di verità umana universale, che non può far dire a nessuno “Va bene, problemi loro…”. No, per qualche arcana magia della scrittura, quei problemi, sia pure in parte, li sentiamo anche nostri.

“I could no longer doubt that I reposed within a coffin at last.”

“Infine non potei più dubitare di trovarmi in una bara.”

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Il barile di Amontillado, pubblicato nel 1846, è scritto in prima persona, e anche qui a parlare è un assassino.
Ma il contesto è completamente diverso: mentre l’anonimo io narrante de Il gatto nero si tortura nei sensi di colpa, e scopre con orrore il piacere del suo torturarsi, il protagonista del secondo racconto, di nome Montrésor, di sensi di colpa non ne ha neanche uno.

In una città indeterminata, in un tempo indeterminato, durante un tenebroso carnevale, porta a termine con implacabile lucidità una terribile vendetta da tempo covata nei confronti di Fortunato, un amico che lo ha offeso per motivi altrettanto indeterminati.

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