The Gold Bug – Lo scarabeo d’oro | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Edgar Allan Poe: The Gold Bug
Edgar A. Poe
The Gold Bug – Lo scarabeo d’oro
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
The Gold Bug – Lo scarabeo d’oro
Voti: 1, Media: 5.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Edgar Allan Poe nacque a Boston nel 1809.
Rimasto orfano di madre e abbandonato dal padre, a due anni venne accolto nella famiglia di John Allan, il cui cognome Edgar prepose più tardi al suo.

Primi studi in Inghilterra, poi Università di Virginia, che deve però abbandonare per debiti di gioco non onorati.
Nel 1827 si arruola nell’esercito e nel 1830 entra nell’Accademia Militare di West Point, da cui si dimette però l’anno dopo, per iniziare una vita errabonda e segnata dalla povertà.

Svolge alcune collaborazioni giornalistiche e nel 1844 si trasferisce a New York dove i suoi racconti conoscono qualche successo.
Nel 1847 riprende le sue peregrinazioni per gli States, in condizioni miserrime.
Morì a Baltimora, stroncato dall’alcol e dalla droga, nel 1849.

Pubblicato nel 1843 (sei anni prima che Poe morisse, nel periodo effimero di un suo qualche successo letterario e mondano), il racconto mette in scena un classico della narrativa d’avventura, ossia la ricerca di un tesoro sepolto.

Ma l’autore dissimula per un bel po’ tale sostanza, attirando il lettore sull’incerto indizio di uno scarabeo di colore dorato e di enormi dimensioni rinvenuto da William Legrand, un singolare entomologo e naturalista, ritiratosi a vivere con un vecchio servitore di colore nel folto di un’isola semidisabitata di fronte alla costa della Carolina del Sud.

Per la prima parte del racconto siamo portati a pensare che allo scarabeo e ad un suo “ritratto” che muta forma si leghi, con profonde inquietudini dei protagonisti, un mistero di magie e arcane maledizioni.

Poi però l’asse narrativo si sposta proprio sul conturbante disegno, che si rivela essere una mappa accompagnata da un crittogramma.
E fino alla fine Poe ci intrattiene sulla decifrazione del crittogramma, in un ossessivo esercizio di raziocinio che richiede in chi lo esercita, cioè Legrand, la dedizione assoluta e spiazzante dell’invasamento. Anche l’uso esclusivo della ragione, insomma, può creare comportamenti devianti o aberranti, e divenire in qualche modo esso stesso sostanza del “mistero”.

Per Poe, del resto, la ragione non è salvezza: può fornire, al massimo, una possibilità di sopravvivenza in quel mare di tenebre che è la vita di ognuno, un modo di aggiustarsi al buio, non certo di dissiparlo.
A qualsiasi domanda più impegnativa, infatti, risponde il monotono e micidiale “Nevermore” del corvo del poemetto.

“Senza dubbio mi giudicherete fantasioso, ma avevo già stabilito un certo collegamento. Avevo unito due anelli di una lunga catena. C’era una barca arenata su una riva del mare, e non lontano dalla barca c’era una pergamena – non un foglio di carta – con sopra disegnato un teschio. Naturalmente mi chiederete «e dov’è il collegamento?»”

“No doubt you will think me fanciful – but I had already established a kind of connection. I had put together two links of a great chain. There was a boat lying on a sea-coast, and not far from the boat was a parchment – not a paper – with a skull depicted upon it. You will, of course, ask «where is the connection?»”

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