The Curious Case of Benjamin Button – Il curioso caso di Benjamin Button | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
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Francis Scott Fitzgerald
The Curious Case of Benjamin Button – Il curioso caso di Benjamin Button
Anno di pubblicazione: 2013
FORMATI DISPONIBILI
The Curious Case of Benjamin Button – Il curioso caso di Benjamin Button
Voti: 16, Media: 4.50
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Francis Scott Fitzgerald nasce a St. Paul, Minnesota, nel 1896, da famiglia benestante. Dopo i primi studi, si iscrive all’università di Princeton, che abbandona nel 1917 per arruolarsi nell’esercito.

Non arriverà mai al fronte della prima guerra mondiale, ma nel 1918, in attesa di un imbarco per l’Europa, conosce a Montgomery, in Alabama, Zelda Sayre, che sposa nel 1920, non appena conseguite fama e ricchezza grazie alla sua produzione letteraria.

La coppia vive una vita dorata tra Long Island e Parigi, tra feste e mondanità, fino al 1926, quando Zelda manifesta i primi segni di una grave schizofrenia.
La crisi coniugale che ne deriva, e che si trascina per qualche anno, si fonderà con la crisi economica del 1929, che distruggerà completamente il bel mondo che per tanto tempo lo scrittore aveva felicemente abitato.

Debilitato dagli eccessi alcolici, con Zelda ormai definitivamente reclusa in una clinica per malattie mentali, dimenticato dal suo pubblico, Fitzgerald muore improvvisamente nel 1940 a Hollywood, dove si era trasferito da poco tenrando di rifarsi un futuro come sceneggiatore cinematografico.

Racconta Fitzgerald che lo spunto per questo racconto gli venne da un’osservazione di Mark Twain, secondo cui “era un peccato che la parte migliore della nostra vita venisse all’inizio e la peggiore alla fine”. La storia è decisamente surreale: il primogenito di Roger Button, compassato membro dell’upper class di Baltimora, è infatti in tutto e per tutto un settuagenario, non solo nelle sembianze e negli acciacchi, ma anche nelle attitudini e nei passatempi.

La produzione di Fitzgerald è segnata profondamente dalla dicotomia tra le promesse della giovinezza e le delusioni dell’età matura, e proprio in questo nodo si trova una delle possibili chiavi di lettura del racconto, riottoso a una rigida classificazione di genere, ossia il tema dell’illusione. Se alcuni critici hanno posto l’accento sul tono satirico della vicenda, altri più accorti vi hanno ravvisato una sorta di parabola sull’American Dream, di cui gli scrittori della Lost Generation, tra cui appunto Fitzgerald, avvertivano gli scricchiolii ancor prima della Grande Depressione. Anche rovesciando la clessidra e facendo scorrere il tempo all’indietro, infatti, si scopre con amarezza che solo per una manciata di anni nell’arco di un’intera esistenza si gode di quell’energia e di quella saggezza pratica su cui si fonda il mito della produttività e dunque, nella società moderna, la felicità.

“Good Lord!” he said aloud. The process was continuing. There was no doubt of it – he looked now like a man of thirty. Instead of being delighted, he was uneasy – he was growing younger.

“Buon Dio!” disse ad alta voce. La trasformazione proseguiva. Non c’erano dubbi: ora il suo aspetto era quello di un trentenne. Invece di rallegrarsene, provò disagio… stava ringiovanendo.

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