The Black Cat – Il gatto nero | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Poe - The Black Cat
Edgar A. Poe
The Black Cat – Il gatto nero
The Cask of Amontillado - Il barile di Amontillado
Anno di pubblicazione: 2010
FORMATI DISPONIBILI
The Black Cat – Il gatto nero
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CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Edgar Poe nasce a Boston nel 1809, da una modesta attrice e da un altrettanto modesto impresario teatrale.
Morta la madre quando aveva due anni, e abbandonato anche dal padre, viene accolto nella famiglia di John Allan, senza però venir mai adottato. In seguito premetterà al suo il cognome Allan.

Fra il 1815 e il 1820, si trasferisce con la famiglia Allan in Inghilterra, dove compie i primi studi. Tornato negli Stati Uniti, a Richmond, nel 1826 si iscrive all’Università della Virginia, dove ottiene ottimi risultati, ma che deve presto abbandonare per debiti di gioco non onorati.

Nel 1827 si arruola nell’esercito, e nel 1830 entra nell’Accademia militare di West Point, che abbandona però l’anno dopo, per iniziare un vita errabonda, segnata dalla povertà, dall’alcol e dalle droghe.

Diseredato da John Allan, nel 1835 sposa Virginia Clemm, sua prima cugina, che fino al 1847, anno della sua morte, lo accompagna nei suoi vagabondaggi.
Giornalista a tempo perso, effimero direttore nel 1839 di un periodico di Filadelfia, nel 1845, dopo la pubblicazione de Il corvo, conosce a New York qualche successo mondano. Muore a Baltimora nel 1849, con una diagnosi, forse affrettata, di delirium tremens.

Ne Il gatto nero, pubblicato nel 1843, Edgar Allan Poe raggiunge uno dei vertici della sua straordinaria capacità di scandagliare fin nei più remoti abissi i misteri dell’animo umano, nel labile e fragile confine che divide il bene dal male.

Scritto in prima persona, il racconto riferisce passo passo le derive psichiche in virtù delle quali un uomo buono e mite si trasforma in un assassino, cedendo infine a quella “perversità” cresciuta pian piano dentro di lui come un tumore maligno, fino ad esplodere senza alcun controllo né difesa contro il gatto Pluto, un magnifico esemplare tutto nero, che per anni è stato il suo fedele e adorante compagno.

Anche Il barile di Amontillado, pubblicato nel 1846, è scritto in prima persona, e anche qui a parlare è un assassino.
Ma il contesto è completamente diverso: mentre l’anonimo io narrante de Il gatto nero si tortura nei sensi di colpa, e scopre con orrore il piacere del suo torturarsi, il protagonista del secondo racconto, di nome Montrésor, di sensi di colpa non ne ha neanche uno.

In una città indeterminata, in un tempo indeterminato, durante un tenebroso carnevale, porta a termine con implacabile lucidità una terribile vendetta da tempo covata nei confronti di Fortunato, un amico che lo ha offeso per motivi altrettanto indeterminati.

“«Chi non si è trovato, almeno cento volte, a commettere un’azione sciocca o vile, per nessun altro motivo se non perché sapeva che non avrebbe dovuto?»”

“«Who has not, a hundred times, found himself committing a vile or a silly action for no other reason than because he knows he should not?»”

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