The Apple-Tree Table – Il tavolo di melo | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Herman Melville: The Apple-tree Table
Herman Melville
The Apple-Tree Table – Il tavolo di melo
Anno di pubblicazione: 2009
FORMATI DISPONIBILI
The Apple-Tree Table – Il tavolo di melo
Voti: 3, Media: 2.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Herman Melville nasce a New York nel 1819.
Dopo le scuole primarie, si trasferisce con la famiglia ad Albany, dove nel 1832 si impiega in una banca.

Compie studi molto irregolari e nel 1840 si imbarca come marinaio su una baleniera che fa rotta verso i mari del Sud.
Dopo vari imbarchi, anche su navi militari, nel 1844 fa ritorno in America, e si stabilisce con la famiglia a Lansingburgh, presso Albany, ove si dedica a tempo pieno all’attività letteraria.

Nel 1847 sposa Elizabeth Shaw, dalla quale avrà cinque figli.
Nel 1856 compie un lungo viaggio in Europa e in Medio Oriente. Fra il 1857 e il 1860 compie lunghi giri di conferenze per gli Stati Uniti.

La sua fama di scrittore viene appannandosi, e nel 1866 si impiega come ispettore nella Dogana di New York, dove lavorerà fino al 1885.
Nel 1867 il primogenito Malcolm si spara nell’appartamento del padre, e viene trovato morto da lui. Nel 1886 perde il figlio Stanwix, ammalato di tubercolosi.
Muore a New York nel 1891.

Il tavolo di melo, fu pubblicato nel maggio 1856 sulla rivista Putnam’s Monthly Magazine, e appartiene dunque alla fase finale dell’“invasamento” letterario dell’autore.

Lo si potrebbe definire una falsa ghost story, costruita con tutti gli ingredienti cari al genere, ma condotta a esiti a esso totalmente estranei.

Tutto comincia quando l’io narrante, tranquillo sposo e padre di due figlie, trova in un angolo del giardino della casa acquistata da alcuni anni una grossa e strana chiave, che scopre essere quella di un solaio nel quale egli non si era mai dato cura di entrare.

Incuriosito dal rinvenimento, apre la porta e si ritrova in un ambiente raccapricciante, invaso dalle ragnatele e infestato da miriadi di insetti, con mobili e mobili accatastati l’uno sull’altro.

Mentre cerca di vincere la repulsione che il luogo gli ispira, la sua attenzione viene attratta da un tavolino rotondo sostenuto da tre piedi a forma di teste leonine, sul quale è poggiato un vecchio libro che racconta casi di stregoneria.

Preso da un impulso quasi irrazionale, prende con sé il tavolino e il libro e, dopo aver fatto restaurare il mobile, lo colloca al centro del salotto buono, nonostante le perplessità della moglie e delle figlie.
Una notte però, mentre egli si attarda a leggere il libro stregonesco, sente che dal tavolo proviene un sinistro ticchettio.

Il rumore continua per giorni e giorni senza requie, e cresce lo spavento di tutta la famiglia, che ormai pensa di liberarsi del mobile.
Ma la moglie del protagonista, in un soprassalto di razionalità, insiste per arrivare a una spiegazione del fenomeno. Si organizza persino una veglia collettiva intorno al tavolino, ma senza esito. Infine la soluzione verrà, ma i fantasmi non c’entreranno.

“Arrendendomi all’incantesimo, continuai a leggere mentre si faceva notte fonda. Alla fine, mi ritrovai a trasalire per ogni minimo suono, e pur tuttavia desiderare che non fosse tutto così silenzioso.”

“Yielding to the fascination, I read deeper and deeper into the night. At last, I found myself starting at the least chance sound, and yet wishing that it were not so very still.”

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