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Arthur Conan Doyle: The Adventure of the Abbey Grange
Arthur C. Doyle
The Adventure of Abbey Grange – L’avventura di Abbey Grange
Anno di pubblicazione: 2009
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The Adventure of Abbey Grange – L’avventura di Abbey Grange
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CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Arthur Conan Doyle nasce a Edimburgo nel 1859, discendente per parte di madre da una famiglia irlandese di antica nobiltà.

Compie i suoi studi in una scuola cattolica di gesuiti, qundi si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Edimburgo, dove si laurea nel 1885.
Dopo la laurea si imbarca come medico di bordo su una baleniera, quindi apre uno studio a Portsmouth, con scarso successo.

Comincia a dedicarsi alla letteratura e al giornalismo e decide di abbandonare definitivamente la professione medica.
Gli enormi successi di vendite del suo personaggio gli consentono da subito una vita molto agiata.

Nel 1908 pubblica sul Daily Mail una famosa cronaca della sfortunata gara di Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra.
Dopo molti anni dedicati esclusivamente alla scrittura, muore improvvisamente nella sua casa di campagna di Crowborough nel 1930.

Il caso di Abbey Grange, racconto qui presentato, fa parte del volume Il ritorno di Sherlock Holmes, e appartiene dunque alla fase centrale dell’itinerario creativo di Conan Doyle.

Il quale, qui come in varie altre opere, si diverte a invertire il giudizio morale che ordinariamente si accompagna al ruolo di assassino e di vittima.

La vittima è Sir Eustace Brackenstall, ricchissimo proprietario terriero del Kent sulla quarantina, che giace sul pavimento della grande sala da pranzo della sua grande casa, Abbey Grange appunto, col cranio orrendamente spaccato da un violentissimo colpo vibrato con un attizzatoio.

La giovane e bella moglie australiana, sposata da appena un anno, presenta una vistosa tumefazione su un occhio e sulla fronte, e fornisce all’ispettore Hopkins di Scotland Yard una versione dei fatti apparentemente inattaccabile: la sera prima, accortasi che la porta-finestra affacciante sul giardino era rimasta aperta, si era avvicinata per chiuderla, ma si era trovata di fronte un uomo anziano dal fisico erculeo seguito da altri due molto più giovani.

Il primo l’aveva subito selvaggiamente picchiata e poi legata a una sedia col cordone del campanello da lui strappato. E quando il marito, richiamato dal trambusto, era sceso armato di un bastone, il colosso aveva afferrato un attizzatoio dal camino e lo aveva colpito in testa con tale forza da fargli fuoruscire pezzi di cervello.
Quindi, arraffata un po’ d’argenteria, i tre si erano dileguati per la stessa via da cui erano entrati.

“Un mattino gelido e pungente dell’inverno 1897, fui svegliato da uno strattone alla spalla. Era Holmes. La candela che teneva in mano gli illuminava il volto ansioso, chino su di me, e mi bastò un’occhiata per capire che c’era qualcosa di strano. «Forza, Watson, forza!» strillò.
«La caccia è aperta! Non una parola! Si vesta, che andiamo!»”

“It was on a bitterly cold and frosty morning, during the winter of ’97 that I was wakened by a tugging at my shoulder. It was Holmes. The candle in his hand shone upon his eager, stooping face, and told me at a glance that somethingwas amiss. «Come, Watson, come!» he cried.
«The game is afoot. Not a word! Into your clothes and come!»”

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