Smoke – Fumo | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
William Faulkner: Smoke
William Faulkner
Smoke – Fumo
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
Smoke – Fumo
Voti: 1, Media: 5.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

William Faulkner nacque a New Albany, Mississippi, nel 1897.
Di famiglia aristocratica decaduta dopo la Guerra di Secessione, si iscrisse all’università nel capoluogo Oxford, ma dopo un anno abbandonò gli studi per dedicarsi a vari mestieri.

Si trasferì in seguito a New Orleans, dove cominciò a scrivere sotto la guida di Sherwood Anderson. Nel 1927 si stabilì definitivamente a Oxford, dove intraprese un’intensa attività di scrittura, che lo portò nel 1949 al Premio Nobel.

Fra il 1932 e il 1945 lavorò spesso a Hollywood come sceneggiatore. Dopo il Nobel viaggiò molto, in America, Europa e Giappone, per tenere conferenze.
Morì a Oxford nel 1962.

Fumo è stato pubblicato sulla rivista “Harper’s” nell’aprile 1932.
Siamo a Jefferson, centro pulsante di tutti gli umori, rancori e orrori di Yoknapatawpha, nel bel mezzo di una truce storia familiare: il vecchio Anselm Holland, «uomo crudele e violento» sia con la moglie morta giovane che con i due figli gemelli, costretti prima l’uno poi l’altro a fuggire di casa, viene trovato morto agganciato per una staffa al suo cavallo, che reca sul dorso i segni di forsennate percosse; e analoga sorte tocca al giudice incaricato di convalidare il suo testamento, rinvenuto alla sua scrivania con un foro di proiettile fra gli occhi.

La struttura, insomma, è quella del poliziesco, con un omicidio e un investigatore, il procuratore Gavin Stevens, che cerca di trovare l’assassino.
E a tale struttura il racconto resta fedele, con vari colpi di scena e improvvise chiamate in causa di personaggi fino a quel momento insospettabili, fino all’immancabile scioglimento finale.

Eppure la nostra attenzione di lettori è calamitata non tanto dal procedere dell’intreccio, quanto dal campionario di umanità che l’autore ci offre.
Innanzi tutto i due gemelli: Anselm Junior iracondo e violento come il padre e forse per questo autopunitivo al punto di ritirarsi a vivere in una specie di baracca sulle colline;

Virginius, invece, pacato e riflessivo, che si applica invano a metter pace, ma che poi, quando il conflitto fra il padre e il fratello diventa insanabile, non esita a prendere le parti del primo, chiudendo i rapporti col suo gemello.

Sullo sfondo, una proprietà di duemila acri di terreno molto fertile, che il vecchio Anselm aveva ereditato dalla moglie e che aveva lasciato andare in rovina, troppo preso com’era a inseguire i fantasmi del suo cieco temperamento.

E infine Granby Dodge, cugino dei gemelli che ospita in casa Virginius dopo la sua fuga dal padre, un tipo mediocre e insignificante, tremebondo e incerto, tranne quando, vestendo i panni del predicatore domenicale, si trasforma in persona autorevole, convincente, sicura di sé.

A questa selva di vite irrisolte, dominate per larga parte da istinti inconsapevoli, da voli ciechi di basse passioni, si oppone la lucida retorica del procuratore, che solo per via di parole abilmente disposte in un avvolgente discorso riesce infine a far cadere in trappola l’assassino e il mandante.

“Il giudice era seduto al suo tavolo, un po’ reclinato all’indietro, in una posizione abbastanza comoda. Gli occhi erano aperti, e un unico colpo gli aveva perforato il dorso del naso, sicché sembrava avesse tre occhi allineati…”

“Behind the table the Judge sat, leaning a little back in his chair, quite comfortable. His eyes were open and he had been shot neatly once through the bridge of the nose, so that he appeared to have three eyes in a row…”

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