One of us – Uno di noi | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
John Fante: One of us - Home, Sweet Home
John Fante
One of us – Uno di noi
Home, Sweet Home - Casa dolce casa
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
One of us – Uno di noi
Voti: 3, Media: 2.67
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

John Fante nacque a Denver, Colorado, nel 1909.
Il padre Nick era giunto negli Usa nel 1901, proveniente da Torricella Peligna, in provincia di Chieti.

Giovanissimo si trasferì a Los Angeles, dove visse facendo i lavori più umili.

Grazie alla protezione del critico H.L.Mencken, pubblicò i primi racconti e i primi romanzi, che gli valsero una certa notorietà.

Alla fine degli anni Trenta diventò sceneggiatore per Hollywood, lavoro che gli consentì una certa agiatezza per tutta la vita.
Morì di diabete nel 1983.

I due racconti qui proposti sono un po’ l’incunabolo della saga di Bandini.
Lui ancora non c’è, ma ci sono gli ambienti, gli uomini, le passioni da cui nascerà. Casa, dolce casa è del 1932, Uno di noi del 1934: siamo alla vigilia della Strada per Los Angeles, e assistiamo al formarsi dell’universo letterario di Fante, con esiti già straordinariamente maturi.

In Casa, dolce casa il futuro Bandini si chiama Jimmy, e sta tornando a rivedere la famiglia che ha lasciato per inseguire i suoi sogni di gloria letteraria: proprio come Fante, che lascia Denver giovanissimo per trasferirsi a Los Angeles.

Interamente impostato sul tempo verbale del futuro, il racconto narra ciò che Jimmy immagina gli succederà una volta tornato a casa.
E c’è qui, tra l’altro, la definizione precisa del “Dago Red”: «Ma quel vino di uve generose, rosso rubino e dolceamaro, porterà delizia in quell’ora di benvenuto, e tutti ne berremo».

Ma non tutte le fantasie del giovane sono così edeniche: a mano a mano si vede passare davanti agli occhi gli scatti d’ira del padre, la sottomissione della madre, i conflitti interni alla famiglia, il disprezzo del genitore per le proprie aspirazioni letterarie, la noncuranza con cui dopo pranzo se ne andrà come sempre a giocare a biliardo, indifferente al fatto che il figlio sarà venuto a trovarlo.

Il nido accogliente prefigurato all’inizio si trasforma insomma a poco a poco in un campo di battaglia che sprigiona tensioni intollerabili, un piccolo inferno concentrazionario marchiato a fuoco da tare ancestrali.

Ancora più direttamente autobiografico è Uno di noi, che rievoca la morte di un cuginetto di John Fante, investito da un camion mentre andava in bicicletta.
Il racconto si gioca quasi per intero sull’arrivo nella famiglia di Mike, bambino di dieci anni, della notizia della scomparsa del cugino coetaneo, dalla solenne apertura del telegramma alla inquieta disperazione della madre di Mike, che legge nell’accaduto una sorta in infausta premonizione circa la sorte del figlio, all’asciutto dolore che segna castamente il giorno del funerale.

L’osservazione antropologica si stempera qui in un gioco sottile di sentimenti inespressi, paure incontrollate, deprecabili rivalse: davvero un «guazzabuglio del cuore umano» ricondotto a unità da una cifra stilistica adamantina, che è poi il sigillo più autentico della grandezza di John Fante nella storia della letteratura angloamericana.

“Mio padre si metterà il cappello, e in maniche di camicia si avvierà alla sala biliardo. Mia madre uscirà dalla cucina e gli andrà dietro fino all’ingresso e gli dirà, mentre scende i gradini della veranda: «Non starai mica pensando di uscire per una volta che c’è Jimmy?». «E perché mai?» risponderà lui. «Non tengo che fare, qui». Io lo sentirò, e saprò che ha ragione.”

“My father will put on his hat, and in shirt-sleeves he will go away to the poolhall. My mother will come out of the kitchen to the front door and say to my father as he descends the porch steps: «Aren’t you going to stay home this one night when Jimmy is home?». «What for?» he will answer. «There ain’t nothing for me here». And I will hear him, and I will know that he is right.”

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