On the City Wall – Sulle mura della città | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Kipling - On the City Wall
Rudyard Kipling
On the City Wall – Sulle mura della città
Anno di pubblicazione: 2010
FORMATI DISPONIBILI
On the City Wall – Sulle mura della città
Voti: 2, Media: 5.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Rudyard Kipling nasce nel 1865 a Bombay, in India, dove il padre, londinese, insegnava scultura architettonica presso la locale Scuola d’Arte.

Nel 1871 viene messo in collegio a Londra, e nel 1878 viene iscritto allo United Service College di Westward Ho, nel Devon.
Nel 1882 torna in India per raggiungere la famiglia, nel frattempo trasferitasi a Lahore, dove il padre era diventato conservatore del museo.

Resta a Lahore fino al 1889, lavorando come giornalista, quindi torna a Londra, vivendo con la moglie fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Compie molti viaggi in paesi lontani, con frequenti ritorni in India.
Nel 1907 viene insignito del premio Nobel per la letteratura.
Negli ultimi anni di vita si trasferisce a Montecarlo. Muore a Londra nel 1936.

Nella sua casa sulle mura di Lahore, la bellissima prostituta Lalun, esperta di canto e di danza, osserva con curiosità e partecipazione il complicatissimo universo indiano che lì si affolla per godere dei suoi favori.

Ne fa parte anche il narratore inglese di Sulle mura della città, scritto da Rudyard Kipling nel 1888, il quale capisce poco di ciò che accade, e oscilla fra una sottile preoccupazione e una stentata ironia.

Proprio questo, del resto, sembra essere il messaggio “forte” affidato da Kipling al racconto: la sostanziale incapacità per gli europei di comprendere quel mondo di cui si sono appropriati da dominatori, restandone però fatalmente lontani ed estranei.

I personaggi che si incrociano nella narrazione e nel letto di Lalun risultano fortemente emblematici di una condizione meticcia e indefinita, che rende estremamente precaria la loro identità.
Ma la profonda confusione dell’India non lascia indenni neanche i colonizzatori inglesi.

Il racconto rispecchia in fondo abbastanza fedelmente l’atteggiamento dello stesso Kipling nei confronti del subcontinente indiano. L’India è l’oggetto pressoché esclusivo della sua creatività, e a quel paese guarda con genuino stupore per quanto si vede intorno, per le usanze incredibili che scopre giorno per giorno, per il caos di popoli e religioni che lo contraddistingue, per la miseria più squallida e il più fulgido splendore che vi si mescolano in un nodo inestricabile.

Ma da quel mondo, in definitiva, Kipling si tiene lontano, lo osserva senza entrarci o condividerlo: può anche ammirarlo e commuoversi, ma senza mai dimenticare che lui è inglese, erede di una stirpe di colonizzatori, depositario di un mito denominato pax britannica, e quindi irreparabilmente diverso, se non superiore tout court.

“Dall’Inghilterra arrivano dei signori che trascorrono qualche settimana in India, si fanno un giretto intorno a questa Svinge delle vaste pianure e scrivono libri sui suoi usi e sulla sua organizzazione, locandola o criticandola secondo quanto gli detta la loro ignoranza.”

“Gentlemen come from England, spend a few weeks in India, walk round this great Sphinx of the Plains, and who write books upon its ways and its works, denouncing or praising it as their own ignorance prompts.”

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