On the City Wall + “They” | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
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Rudyard Kipling
On the City Wall + “They”
Sulle mura della città + “Loro”
Anno di pubblicazione: 2016
FORMATI DISPONIBILI
On the City Wall + “They”
Voti: 75, Media: 4.37
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Joseph Rudyard Kipling nasce il 30 dicembre 1865 a Bombay, in India, da famiglia inglese. Nel 1871 viene mandato con la sorella in Inghilterra, a Southsea, dove compie i primi studi; nel 1878 è ammesso allo United Service College di Westward Ho!, nel Devon.

Deciso a non iscriversi all’università, nel 1882 torna in India, a Lahore, dove il padre (curatore del museo della città) gli ha trovato un impiego come giornalista presso una piccola rivista.
E’ un periodo di intensa produzione letteraria: pubblica una raccolta di poesie (1886) e svariati volumi di short stories, tanto che, quando torna a Londra nel 1889, è applaudito come uno dei più grandi scrittori del suo tempo. Nel 1892 dà alle stampe un nuovo volume di poesie e sposa Caroline Balestier, sorella di un editore americano.

La coppia si trasferisce nel Vermont, dove viene scritto Il libro della giungla, ma nel 1896 è già di ritorno in Inghilterra. Kim, un classico della letteratura per ragazzi, è del 1901. Insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1907, Kipling muore a Londra il 18 gennaio 1936.

On the City Wall – Sulle mura della città

Nella sua casa sulle mura di Lahore, la bellissima prostituta Lalun, esperta di canto e di danza, osserva con curiosità e partecipazione il complicatissimo universo indiano che lì si affolla per godere dei suoi favori.
Ne fa parte anche il narratore inglese di Sulle mura della città, scritto da Rudyard Kipling nel 1888, il quale capisce poco di ciò che accade, e oscilla fra una sottile preoccupazione e una stentata ironia.
Proprio questo, del resto, sembra essere il messaggio “forte” affidato da Kipling al racconto: la sostanziale incapacità per gli europei di comprendere quel mondo di cui si sono appropriati da dominatori, restandone però fatalmente lontani ed estranei.
I personaggi che si incrociano nella narrazione e nel letto di Lalun risultano fortemente emblematici di una condizione meticcia e indefinita, che rende estremamente precaria la loro identità.
Ma la profonda confusione dell’India non lascia indenni neanche i colonizzatori inglesi.
Il racconto rispecchia in fondo abbastanza fedelmente l’atteggiamento dello stesso Kipling nei confronti del subcontinente indiano. L’India è l’oggetto pressoché esclusivo della sua creatività, e a quel paese guarda con genuino stupore per quanto si vede intorno, per le usanze incredibili che scopre giorno per giorno, per il caos di popoli e religioni che lo contraddistingue, per la miseria più squallida e il più fulgido splendore che vi si mescolano in un nodo inestricabile.
Ma da quel mondo, in definitiva, Kipling si tiene lontano, lo osserva senza entrarci o condividerlo: può anche ammirarlo e commuoversi, ma senza mai dimenticare che lui è inglese, erede di una stirpe di colonizzatori, depositario di un mito denominato pax britannica, e quindi irreparabilmente diverso, se non superiore tout court.

“Dall’Inghilterra arrivano dei signori che trascorrono qualche settimana in India, si fanno un giretto intorno a questa Svinge delle vaste pianure e scrivono libri sui suoi usi e sulla sua organizzazione, locandola o criticandola secondo quanto gli detta la loro ignoranza.”

“Gentlemen come from England, spend a few weeks in India, walk round this great Sphinx of the Plains, and who write books upon its ways and its works, denouncing or praising it as their own ignorance prompts.”

“They” – “Loro”

In un pomeriggio estivo un uomo si lancia con la sua auto nella campagna del Sussex, ma attraversando un bosco smarrisce la strada; uscito dalla selva si ritrova di fronte a una antica dimora signorile. Il protagonista che sembra entrare per caso in un mondo popolato da personaggi enigmatici: una gentildonna impossibilitata a vedere, una schiera di bambini inafferrabili, un maggiordomo discreto e inappuntabile. L’intima atmosfera del racconto è abbastanza inconsueta nell’opera di Kipling: è certo molto lontana da quella esotica o avventurosa delle più note narrazioni, e ancora più distante dalla celebrazione dell’azione civilizzatrice delle potenze coloniali.

In They si coglie qualcosa di molto più personale, riflessivo, anche sentimentale, tanto che la critica ne ha sottolineato una lettura in chiave autobiografica. Infatti nel 1899, non molti anni prima della stesura del racconto (pubblicato per la prima volta sul numero di agosto del 1904 dello Scribner’s Magazine e compreso pochi mesi dopo nella raccolta Traffics and Discoveries), Kipling aveva perso tragicamente l’amatissima figlia Josephine, morta di polmonite a soli sei anni.

In questo racconto l’attenzione e la tenerezza speciale che lo scrittore dimostra nei confronti dei bambini e dei ragazzi, e che trova espressione nei protagonisti di molte delle sue opere (da Mowgli a Kim a Harvey), assume un aspetto nuovo e più profondo, che affonda nel personale struggente ricordo per la figlia scomparsa. Tuttavia l’identificazione del tutto naturale tra il narratore e Kipling stesso non esaurisce la forza della storia, banalizzandola nella mera rievocazione di un lutto privato. L’autore costruisce infatti con efficacia la sua narrazione, conducendo progressivamente il lettore a intuire ciò che il protagonista riesce a cogliere come rivelazione definitiva solo al termine della short story.

“Then I knew. Then it was as though I had known from the first day when I looked across the lawn at the high window.”
“Fu allora che arrivai a capire. E fu come se l’avessi saputo fin dal primo giorno in cui guardai alla finestra in alto, al di là del prato.”

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