My Son the Fanatic – Mio figlio il fanatico | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
500_Short_Vol_16
Hanif Kureishi
My Son the Fanatic – Mio figlio il fanatico
Touched - Questione di fatto
Data di pubblicazione: 13 /11/2015
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My Son the Fanatic – Mio figlio il fanatico
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CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Hanif Kureishi nasce nel sobborgo londinese di Bromley il 5 dicembre 1954 da padre pakistano e madre inglese. Laureatosi al prestigioso King’s College di Londra, esordisce nel teatro con la commedia The King and Me (1980), cui seguono l’anno successivo Outskirts e Borderline, centrate sulle vicende degli immigrati pakistani nel Regno Unito.

Il tema delle minoranze (immigrati, omosessuali, tossicodipendenti, disoccupati) si può considerare il filo rosso di tutta la sua produzione. La notorietà internazionale arriva con le sceneggiature My Beautiful Laundrette (1985) e Sammy and Rosie Get Laid (1988) per il regista Stephen Frears. Seguono i successi nella narrativa: i romanzi The Buddha of Suburbia (1990), The Black Album (1995), Intimacy (1998, da cui Patrice Cheréau ha tratto nel 2000 l’omonimo film, premiato con l’Orso d’oro a Berlino), The Last Word (2014), e le raccolte di racconti Love in a Blue Time (1997) e Midnight All Day (1999).

Ha diretto per il cinema London Kills Me (1991).

My Son the Fanatic è stato da molti descritto come un racconto “profetico”: Kureishi, infatti, ha trattato la diffusione del radicalismo islamico all’interno della società occidentale in un’epoca in cui questo tema era ancora lontano dall’essere al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica: questa short story è stata pubblicata sulle pagine del New Yorker nel 1994, ben prima dello choc dell’11 settembre e di quello che ne sarebbe seguito.

D’altro canto il racconto si presta anche a un’altra lettura: al centro della vicenda c’è in realtà l’evoluzione del rapporto tra un padre e un figlio, i rappresentanti tipici di due generazioni di immigrati pachistani in Inghilterra, in connessione alle aspirazioni più profonde, ai desideri, alla visione del mondo.

In effetti l’identità non sempre ben definita né sempre uguale degli immigrati e dei loro figli, e quindi il loro modo di porsi nei confronti dell’integrazione da un lato, le relazioni fra le generazioni all’interno delle comunità di immigrati dall’altro, sono tematiche ricorrenti nell’opera di Kureishi, che ha vissuto personalmente queste esperienze.

“Yet he wouldn’t stand for his own son telling him the difference between right and wrong. He knew he wasn’t a bad man. He had a conscience.”

“Eppure non poteva più sopportare che fosse suo figlio a spiegargli la differenza fra quello che è giusto e quello che è sbagliato. Sapeva di non essere un uomo cattivo. Aveva una coscienza.”

‘‘But I love England,’’ Parvez said, watching his boy in the mirror. ‘‘They let you do almost anything here. ‘‘That is the problem,’’ he replied.’’

‘‘Ma io amo l’Inghilterra’’ disse Parvez guardando il suo ragazzo nello specchietto. ‘‘Qui ti lasciano fare quasi tutto quello che vuoi.’’ ‘‘È proprio questo il problema’’ replicò lui.”

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