Murder for the wrong reason – Assassinio per la ragione sbagliata | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Graham Greene: Murder for the Wrong Reason
Graham Greene
Murder for the wrong reason – Assassinio per la ragione sbagliata
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
Murder for the wrong reason – Assassinio per la ragione sbagliata
Voti: 3, Media: 2.33
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Graham Greene nasce a Berkhampsted, presso Londra, nel 1904. Dopo la laurea in storia a Oxford, diviene per breve tempo redattore del Times.
Nel 1926 si converte al cattolicesimo sotto l’influenza di Vivien Dayrell-Browning, che sposa l’anno dopo. Fra il 1935 e il 1939 lavora come critico cinematografico per lo Spectator.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nei servizi segreti inglesi, e viene mandato in Sierra Leone. Il suo capo era Kim Philby, un agente doppiogiochista poi costretto a riparare in Unione Sovietica. Greene tuttavia non rinnegherà mai la sua amicizia con lui.

Uscito dai servizi non si sa bene perché e in quale data, continua a viaggiare come giornalista in Messico, in Indocina, ad Haiti. Nel 1966 si trasferisce in Francia, ad Antibes, per essere vicino a Yvonne Cloetta, sua amante fin dal 1959.
Continuerà comunque a rimanere sposato con Vivien per tutta la vita. Nel 1981 vince il Jerusalem Prize. Muore a Vevey, in Svizzera, nel 1991.

Assassinio per la ragione sbagliata fu pubblicato sulla rivista “Graphic” nel 1929 e raccolto in volume solo nel 1990, con una curiosa motivazione enunciata dallo stesso Greene: «Leggendolo dopo oltre sessant’anni, ho constatato che non riuscivo a scoprire l’assassino prima che venisse rivelato».

Il meccanismo, in altri termini, funzionava alla perfezione, e proprio tale qualità era all’origine del recupero a così tanti anni di distanza. E tuttavia già in questo perfetto prodotto giovanile si innervano in modo lampante le inquietudini che saranno poi coltivate nei “romanzi seri”.

C’è un omicidio, come in ogni poliziesco che si rispetti, e un ispettore di Scotland Yard, Mason, che arriva immediatamente sul luogo del delitto, seguito subito dopo da un poliziotto di quartiere da lui stesso chiamato.
Tra l’anziano ispettore e il giovane poliziotto, ansioso di risolvere il primo caso importante che gli sia capitato, si determina una specie di gioco del gatto col topo, con Mason che invita l’agente a fare ipotesi per poi implacabilmente smontarle, finchè il giovane non fa una scoperta che è la chiave di volta dell’intero racconto: un biglietto di minacce scritto anni prima all’ucciso e stranamente posto in bell’evidenza in una scatola sulla scrivania.

Comincia a dipanarsi di qui il filo ingarbugliato non di un’indagine, bensì di un ricordo e di un amore ambedue lontani, che però a poco a poco, non senza qualche punta visionaria, vanno a coincidere con i meccanismi stessi dell’inchiesta giudiziaria, pur sempre circoscritta a una serata fra l’ispettore e l’agente: fino alla sorpresa finale, che è davvero una sorpresa, e che rimette in gioco temi certamente alti, come il rapporto fra colpa e punizione, la legittimità della vendetta, le oscillazioni pregresse e presenti di una personalità irrisolta, di uno scacco subìto, di un rancore mai scomparso, e anzi coltivato nel tempo fino a farne una ragione di vita.

Non sapremo mai se l’emozione che ci accompagna senza mollarci mai durante la lettura sia dovuta a una tecnica narrativa già straordinariamente raffinata, ovvero agli abissi psichici che Greene ci fa intravedere senza minimamente calcare la mano.

“Diede uno sguardo frettoloso al corpo, che era rannicchiato in un atteggiamento di ossequiosa umiltà su una sedia girevole, e si tolse il cappello floscio, non per alcun senso di reverenza verso il morto, ma perché era una notte afosa.”

“He gave a hurried glance at the body, which was curled in an attitude of obsequious humility in a swivel chair, and took off his soft hat, not in any reverence for the dead, but because it was a close night.”

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