Mrs. Dalloway in Bond Street and other stories – La Signora Dalloway in Bond Street e altre storie | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Virginia Woolf: Mrs Dalloway in Bond Street and other stories
Virginia Woolf
Mrs. Dalloway in Bond Street and other stories – La Signora Dalloway in Bond Street e altre storie
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
Mrs. Dalloway in Bond Street and other stories – La Signora Dalloway in Bond Street e altre storie
Voti: 4, Media: 3.75
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Virginia Stephen Woolf nasce a Londra nel 1882, da un’agiata famiglia di letterati.
Istruita in casa secondo le rigide regole dell’educazione vittoriana, nel 1904 si trasferisce col fratello Thoby e la sorella Vanessa nel quartiere di Bloomsbury, dando vita insieme ad altri intellettuali al cosiddetto Bloomsbury set (Gruppo di Bloomsbury).

Nel 1912 sposa Leonard Woolf, insieme al quale fonda una piccola casa editrice, la Hogarth Press, che si distinguerà per la raffinatezza e l’innovatività delle scelte.

Ha intense relazioni d’amicizia e d’amore con varie donne, tra cui la scrittrice Vita Sackville West, che non metteranno però mai in dubbio la solidità del suo matrimonio.

Preda fin dalla prima adolescenza di forti e ricorrenti disturbi depressivi, muore suicida nel 1941, annegandosi nel fiume Ouse, presso Rodmell.

Primo abbozzo del romanzo La signora Dalloway, La signora Dalloway in Bond Street  fu pubblicato in rivista nel 1923, ed è completamente privo di trama: Clarissa Dalloway esce di casa alle undici di mattina per andare a comprare un paio di guanti, fa a piedi il tragitto fino al negozio, incontra un conoscente, chiacchiera con la commessa e ascolta le chiacchiere delle altre clienti, compie il suo acquisto, e il racconto è finito.

Ma ogni momento della passeggiata subisce una dilatazione straordinaria, sia nel tempo che nello spazio occupato dal flusso di coscienza di Clarissa e innescato sempre di nuovo dai minimi fatti da lei percepiti lungo la strada: il Big Ben batte i suoi undici colpi per oltre una pagina, e per quasi quattro pagine la donna aspetta a un incrocio che il vigile le consenta di passare.

I ricordi che le si affollano in mente e le piccole impressioni che percepisce di volta in volta, le minime malignità a fronte del prossimo e le più profonde o tristi o allegre riflessioni, i progetti su come far proseguire la giornata e le incombenze da assolvere per preparare una festicciola prevista per la sera, gli stati d’animo che passano incessantemente da un nonnulla di idillio a un nonnulla di rabbia: tutto questo a poco a poco si dipana e si amalgama, facendo tutt’uno con quanto accade o non accade fuori, e insieme delineando con impressionante evidenza i tratti di una personalità e forse di un destino.

Ancor più rarefatto, quanto agli eventi narrati, è La signora nello specchio, uscito nel 1929 su “Harper’s Magazine”. Qui la protagonista è addirittura una casa vuota, momentaneamente abbandonata dalla proprietaria, che è uscita per curare il giardino.
In un grande specchio si riflettono gli oggetti e gli arredi consueti, ma come animati da vibrazioni nuove dovute al cangiante gioco delle luci e delle ombre che vengono dalle finestre.
E anche qui il tempo e lo spazio si dilatano, con in più una componente visionaria che altera le dimensioni e i ruoli delle cose. Ma da questa fantasmagoria di oggetti deformati emerge infine il ritratto di una solitudine femminile profondissimo e toccante, di un’evidenza emotiva davvero miracolosa.

Molto diverso è La duchessa e il gioielliere, pubblicato nel 1938 su “Harper’s Bazaar”, ma scritto nel 1932.
Più che a un incontro-scontro di coscienze, assistiamo qui a una sorta di studio sociale, nel confronto fra un gioielliere ebreo riuscito a diventare dal nulla il più importante di Londra, e un’anziana aristocratica col vizio del gioco, che ricorre a lui per ripianare un debito.
Gli offre delle perle false spacciandole per autentiche, e il gioielliere, pur capendo subito la truffa, le acquista senza battere ciglio, staccando un sostanzioso assegno.

Scopriremo solo alla fine le motivazioni del suo gesto, segno indubitabile quest’ultimo che l’autore si è riappropriato questa volta delle sue prerogative, ha ripreso in mano i suoi personaggi e i loro destini, ha istituito situazioni e moventi raccontando le cose con la sua voce inconfondibile.

“Oliver si protese in avanti e prese una delle perle tra l’indice e il pollice. Era rotonda e lustra. Ma era vera o era falsa? Stava di nuovo mentendo? Avrebbe osato farlo?”

“Oliver stretched out and took one of the pearls between finger and thumb. It was round, it was lustrous. But real was it, or false? Was she lying again? Did she dare?”

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