Greville Fane | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
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Henry James
Greville Fane
Anno di pubblicazione: 2013
FORMATI DISPONIBILI
Greville Fane
Voti: 2, Media: 1.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Henry James nasce a New York il 15 aprile 1843, in una famiglia abbiente e di alta levatura culturale. Secondo di cinque figli, suo fratello maggiore è il filosofo e psicologo William James, tra i fondatori della corrente del pragmatismo. Per volontà del padre, James e i fratelli ricevono un’educazione internazionale, viaggiando frequentemente in Europa.

Fin da adolescente, Henry James si trova a diretto contatto con i fermenti culturali dell’epoca e ha modo di frequentare i salotti di scrittori, pittori, scultori, musicisti, attori. Ciò si riflette nella sua sterminata quanto variegata produzione, comprendente venti romanzi, più di cento short stories, di cui molte dedicate ad artisti e scrittori, opere teatrali, influenti saggi di critica letteraria, articoli e appunti di viaggio, oltre alle autobiografie, ai diari e all’ingente mole di corrispondenza privata.

Dopo vari viaggi in Inghilterra, Francia, Germania, Svizzera, Austria e Italia, nel 1876 si trasferisce a Londra, che diviene la sua città d’elezione nonostante i continui viaggi. Nel 1915 diventa cittadino naturalizzato britannico e l’anno successivo riceve da Giorgio V l’Ordine al Merito. Muore poco dopo, il 28 febbraio, a Londra, ma le sue ceneri riposano nella tomba di famiglia a Cambridge, nel Massachusetts.

Henry James trovò l’ispirazione per il racconto qui presentato, Greville Fane, a partire dall’aneddoto secondo cui il noto romanziere Anthony Trollope avrebbe voluto iniziare il figlio più giovane, Frederic, alla scrittura, intesa alla stregua di qualsiasi altro lavoro.

È evidente che James trovasse piuttosto bizzarra la visione implicita dietro questi discorsi, ossia che il talento letterario sia un’abilità acquisibile in seguito a un apprendistato e che la scrittura sia una professione anziché una vocazione. Nasce da queste considerazioni, intrise di un’amara ironia, la figura di una romanziera estremamente prolifica (autrice di opere ricche di intrighi sentimentali ma stilisticamente povere), con un forte senso pratico e uno spiccato senso per gli affari, abbastanza spregiudicata da ritenere la scrittura il mezzo atto a compiere la scalata sociale e assicurare l’agiatezza economica a sé e ai figli.

E proprio nell’analisi del rapporto tra vocazione alla grande letteratura e riscontro commerciale, tra scrittore e critica, arte e vita vissuta, che ricaviamo l’accorata dichiarazione poetica di Henry James su cosa sia per il grande autore americano “fare letteratura”.

[...] the sincere novelist should feel the whole flood of life; she acknowledged with regret that she had not had time to feel it herself, and it was a joy to her that the deficiency might be supplied by the sight of the way it was rushing through this magnificent young man.

[...] il vero scrittore dovrebbe sentire la pienezza della vita; riconosceva, rammaricandosene, di non avere avuto il tempo di sentirla in prima persona, ed era quindi una gioia che quella lacuna potesse essere colmata nel vedere come la vita fluisse impetuosamente in quel magnifico giovane uomo.

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