Counterparts + A Mother + Grace | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
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James Joyce
Counterparts + A Mother + Grace
Controparti + Una madre + Grazia
Anno di pubblicazione: 2016
FORMATI DISPONIBILI
Counterparts + A Mother + Grace
Voti: 5, Media: 2.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

James Joyce nasce a Dublino nel 1882, da famiglia di forte tradizione cattolica e indipendendista.

Studia nei migliori collegi cattolici della città e, conseguita la laurea, nel 1904 si trasferisce a Parigi con la moglie Nora Barnacle, dalla quale avrà due figli, Giorgio e Lucia.

Di lì passa a Zurigo, quindi a Pola, e poi a Trieste, dove rimane dal 1906 al 1915, come insegnante della Berlitz School.

Lì diviene amico, fra gli altri, di Italo Svevo. Allo scoppio della prima guerra mondiale torna a Zurigo, dove conosce e frequenta Ezra Pound.

Dal 1920 si trasferisce a Parigi, e ci rimane per vent’anni, frequentando Valéry-Larbaud, Aragon, Hemingway, Fitzgerald, Beckett e molti altri intellettuali di punta.

Sopravvenuta la seconda guerra mondiale, si trasferisce di nuovo a Zurigo, dove muore nel 1941.

Counterparts – A Mother

Sia Una madre sia Controparti appartengono ai Dubliners (titolo reso in italiano con Gente di Dublino o Racconti di Dublino), prima opera narrativa di James Joyce uscita nel 1914.

È un Joyce, quindi, alle prime armi, e tuttavia già sorprendentemente attrezzato nel cogliere, nei tratti della vita nella città irlandese che gli aveva dato i natali – ma dalla quale si era autoesiliato a partire dal 1904 – le tracce evidenti della sconfitta definitiva dell’uomo novecentesco.

E la sconfitta, in effetti, aleggia su ambedue i racconti.
È davvero un mondo senza speranza e senza riscatto quello dei Dubliners, che neanche l’ironia sottile profusa dal giovane Joyce riesce a salvare.

L’illuminazione del “flusso di coscienza” e la complessa architettura delle “epifanie”, che celebreranno i loro fasti nell’Ulisse, sono ancora di là da venire.

Qui c’è soltanto, nudo e crudo, quell’universo insensato e feroce la cui rappresentazione è il necessario punto di partenza per persuadersi della necessità di trovare un altro approccio, capace – magari per virtù che non hanno a che fare con questo mondo – di recuperare un significato (l’“epifania”, appunto) per altre vie, squisite o celesti, ma che non abbiano comunque niente da condividere con l’orrore della “vita quale è”, come avrebbe detto Dino Campana.

“She sat amid the chilly circle of her accomplishments, waiting for some suitor to brave it and offer her a brilliant life.”

“Se ne stava lì circondata da quella fredda cortina delle sue abilità in attesa che qualche coraggioso pretendente andasse a salvarla e le offrisse una vita da favola.”

Grace

Nel 1905 James Joyce sottopose all’editore londinese Grant Richards i Dubliners (Gente di Dublino), ma questi gli chiese, come condizione alla pubblicazione (avvenuta soltanto nel 1914), diverse modifiche e censure. Proprio su Grace, la short story qui proposta, si erano appuntate molte delle critiche di Richards, che reputava vari passaggi riguardanti la tematica religiosa potenzialmente offensivi per la sensibilità del pubblico.

A questo proposito, il titolo stesso della short story è quanto mai indicativo: il termine grace, “grazia”, evoca infatti in primo luogo la grazia di Dio ma, come si capirà dalle parole del gesuita Padre Purdon nell’ultima scena, ha un altro significato: nel mondo del commercio e degli affari grace designa infatti la “dilazione” che si accorda a un debitore per permettergli di regolare il suo debito.

Nel corso del racconto, d’altra parte, è evocato più volte, ambiguamente, il rapporto tra commercio e religione: i protagonisti mostrano tutti, chi più chi meno, un compiacimento nel mescolare i due ambiti e una incapacità quasi totale nel considerare il lato puramente spirituale dell’esistenza. Si può ben dire che Joyce getti una luce non certo lusinghiera sull’ambiente della middle class cattolica dublinese.

“He told his hearers that he was there that evening for no terrifying, no extravagant purpose; but as a man of the world speaking to his fellow-men. He came to speak to business men and he would speak to them in a businesslike way. If he might use the metaphor, he said, he was their spiritual accountant; and he wished each and every one of his hearers to open his books, the books of his spiritual life, and see if they tallied accurately with conscience.”

“Disse ai suoi ascoltatori che quella sera non era lì per terrorizzare o impressionare con le sue parole, era lì, invece, come un uomo di mondo che parla ai propri pari. Era venuto per parlare a uomini d’affari e a loro avrebbe parlato in modo pratico e serio. Per usare una metafora, disse, sarebbe stato il loro contabile spirituale; desiderava che ciascuno dei presenti aprisse i propri libri, i libri della propria vita spirituale, e verificasse la corrispondenza tra i numeri e quanto dettato dalla coscienza.”

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