A temporary matter – Disagio temporaneo | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
500_Short_Vol_14
Jhumpa Lahiri
A temporary matter – Disagio temporaneo
Data di pubblicazione: 30/10/2015
FORMATI DISPONIBILI
A temporary matter – Disagio temporaneo
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CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Nilanjana Sudheshna Lahiri nasce a Londra l’11 luglio 1967 da genitori di origine indiana, che poco dopo si trasferiscono negli Stati Uniti. Completata la propria formazione postuniversitaria in discipline letterarie all’università di Boston, debutta come scrittrice nel 1999 con la raccolta di racconti Interpreter of Maladies, che le varrà il Premio Pulitzer nel 2000.

L’uso dello pseudonimo Jhumpa, più facile da pronunciare rispetto al suo nome originale, evidenzia fin da subito l’ambiguità della condizione degli immigrati, filo conduttore dei suoi racconti, così come del suo primo romanzo, The Namesake (2003), diventato nel 2006 anche un film per la regia di Mira Nair. A questo faranno seguito una nuova raccolta di racconti (Unaccustomed Earth, 2008) e un altro romanzo (The Lowland, 2013).

Profondamente interessata all’Italia, dove ha vissuto per diversi anni, nel 2015 pubblica in italiano In altre parole, opera autobiografica composta in buona parte da articoli pubblicati su Internazionale.

Un black-out ricorrente e programmato potrebbe essere l’occasione perfetta per confessare verità mai svelate prima e rimettere insieme i pezzi di un rapporto incrinato: così sembra in principio per Shoba e Shukumar, figli di immigrati dall’India che vivono in un quartiere residenziale di Boston.

Attraverso questa coppia l’autrice mette in scena una storia di dolore inespresso: il movimento di allontanamento tra moglie e marito è quasi una spirale che si allarga sempre più in un climax di rivelazioni spiacevoli. Fin dall’inizio si può intuire che tra i protagonisti si è rotto qualcosa in modo definitivo, nonostante il ménage di apparente normalità. La noncuranza per le cose e la trascuratezza personale mostrano l’indifferenza reciproca tra moglie e marito, così come una ormai consueta e apparentemente accettata assenza di comunicazione.

Che sia la donna a dare il via al “gioco della verità” è segno di una relazione diventata totalmente asimmetrica, con Shoba che cerca una soluzione allo stallo e Shukumar che sembra tutto sommato inconsapevole e si crogiola indolente in sterili sensi di colpa. Il racconto qui presentato, A Temporary Matter, apparso nell’aprile del 1998 sul New Yorker, è stato poi incluso nella raccolta Interpreter of Maladies, vincitrice nel 2000 del premio Pulitzer.

“But nothing was pushing Shukumar. Instead he thought of how he and Shoba had become experts at avoiding each other in their three-bedroom house, spending as much time on separate floors as possible.”

“Ma Shukumar non prendeva nessuno slancio. Piuttosto pensava a come lui e Shoba fossero diventati abili a evitarsi nella loro casa con tre stanze da letto, passando più tempo possibile su piani diversi.”

“He thought of how long it had been since she looked into his eyes and smiled, or whispered his name on those rare occasions they still reached for each other’s bodies before sleeping.”

“Pensava a quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che lei l’aveva guardato negli occhi sorridendo, o aveva sussurrato il suo nome nelle rare occasioni in cui ancora cercavano il corpo dell’altro prima di dormire.”

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