A silver dish – Un piatto d’argento | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Saul Bellow: A Silver Dish
Saul Bellow
A silver dish – Un piatto d’argento
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
A silver dish – Un piatto d’argento
Voti: 2, Media: 2.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Saul Bellow nasce a Lachine, in Canada, nel 1915, da una famiglia di ebrei russi lì emigrata. Nel 1924 si trasferisce a Chicago, dove nel 1935 si laurea in antropologia e sociologia.

Dopo aver insegnato in varie scuole, nel 1950 ottiene la cattedra di scrittura creativa alla Princeton University.
Nel 1962 diviene titolare della stessa cattedra presso l’Università di Chicago, incarico che ricoprirà per trent’anni.

Sposatosi cinque volte, nel 1975 ottiene il premio Pulitzer per Il dono di Humboldt, e nel 1976 viene insignito del premio Nobel per la letteratura.
Muore a Brookline, Massachusetts, nel 2005.

Un piatto d’argento è tratto dalla raccolta Quello col piede in bocca (1984).
Intanto, fatto raro per una short story, è costruito sull’incrocio di diversi piani temporali, con uso abbondantissimo del flashback: il protagonista Woody Selbst, sessantenne agiato produttore di piastrelle, ci viene presentato il mattino successivo alla morte del padre, avvenuta mentre lui quasi lo abbracciava sul suo letto d’ospedale per impedirgli di strapparsi via i tubi delle flebo.

Il suono delle campane in quel mattino domenicale innesca una filza di ricordi in apparente disordine, resi in una terza persona molto a ridosso di una prima, ognuno dei quali suggerisce una storia diversa, sia nel tempo che nello spazio.

C’è quella del padre Morris, un piccolo truffatore ubriacone e donnaiolo, detentore però di una visione del mondo forte e suggestiva, nonché di una singolare vocazione pedagogica nei confronti del figlio, del tutto all’oscuro, secondo lui, di come va realmente la vita.

Ma ci sono anche quelle dei componenti una comunità di ebrei convertiti di South Chicago, negli anni immediatamente successivi alla catastrofe del 1929: la madre di Woody, la zia Rebecca, il reverendo Kovner e la signora Skoglund sono molto più che “caratteri”.

Sono personaggi di grande spessore narrativo, protagonisti ognuno di una loro storia e dotati ognuno di un proprio destino, che appartengono sì al filo principale della narrazione, ma se ne dipartono con consistenti rivoli di storie secondarie, che valgono a meglio illuminare il contesto centrale del conflitto fra padre e figlio: come accade, appunto, nei romanzi.

“… papà si accostò alla credenza o étagère in stile cinese, provò ad aprirla, dopo di che fece scattare la lama del suo temperino e in un attimo forzò la serratura della porta di vetro. Ne tirò fuori un piatto d’argento.
«Papà, cos’è quello?» disse Woody. Papà, calmo e distaccato, sapeva esattamente che cos’era. Richiuse l’étagère, attraversò il tappeto, si mise in ascolto. S’infilò il piatto sotto la cintura e lo spinse nei pantaloni…”

“… Pop went over to the Chinese-style cabinet or étagère and tried the handle, and then opened the blade of his penknife and in a second had forced the lock of the curved glass door. He took out a silver dish.
«Pop, what is this?» said Woody. Pop, cool and level, knew exactly what this was. He relocked the étagère, crossed the carpet, listened. He stuffed the dish under his belt and pushed it down into his trousers…”

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