A Mighty Horde of Women in Very Big Hats, Advancing – Una torma di donne dai cappelli enormi in marcia | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Michael Faber - A Mighty Horde of Women in Very Big Hats, Advancing
Michel Faber
A Mighty Horde of Women in Very Big Hats, Advancing – Una torma di donne dai cappelli enormi in marcia
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
A Mighty Horde of Women in Very Big Hats, Advancing – Una torma di donne dai cappelli enormi in marcia
Voti: 1, Media: 1.00
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Michel Faber è nato in Olanda, a L’Aja, nel 1960. Nel 1967 si è trasferito con la famiglia in Australia, a Melbourne, dove ha compiuto tutti gli studi, laureandosi nel 1980 in Letteratura inglese.

Dopo aver svolto vari lavori in Australia, nel 1993 si è trasferito con la seconda moglie e la famiglia in Scozia, dove ora vive in una vecchia stazione vittoriana, dedicandosi a tempo pieno alla letteratura.

I racconti di Natale in Silver Street, uno dei quali, Una torma di donne dai cappelli enormi, in marcia, qui proponiamo, hanno una storia abbastanza curiosa: narrano episodi tutti riferibili al Petalo cremisi e il bianco, con gli stessi personaggi del romanzo, ma in tempi o precedenti o successivi rispetto all’arco temporale della storia.
E un altro dato curioso è che il libro è uscito in prima mondiale in italiano (2005), e solo l’anno dopo in inglese, col titolo The apple.

L’io narrante di Una torma… è il figlio di Sophie, a sua volta figlia di William Rackham, il piuttosto bieco amante della prostituta Sugar: una storia d’amore che è appunto al centro del romanzo.
Ormai novantenne, l’uomo rievoca un episodio della sua infanzia, risalente al 1908, quando la madre, suffragetta e bisessuale, conduceva a Londra un allegro ménage col marito pittore e la bella amica Primrose.

Durante una grande manifestazione per il voto alle donne, Sophie improvvisamente prende una carrozza pubblica e trascina il figlio in un lontano quartiere alla ricerca di una casa che per lei significa evidentemente qualcosa, di cui il bambino è totalmente all’oscuro.
L’indagine dura qualche tempo, finché il figlio, stanchissimo, chiede con insistenza alla madre di tornare a casa; e i due torneranno infine su un fiammante taxi a motore, passato di lì per caso.

Chi si aspettasse da questo racconto una risposta anche parziale ai molti interrogativi lasciati aperti dal romanzo, rimarrebbe certamente deluso.
Ma sarebbe invece pienamente soddisfatto chiunque avesse voglia di abbandonarsi alla straordinaria capacità di finzione di Faber, che fa nascere il suo io narrante lo stesso giorno della morte della regina Vittoria, e che quindi allo scenario vittoriano del Petalo fa seguire con fedeltà iperrealistica quello edoardiano del racconto, facendo vivere come in diretta ambienti, personaggi e situazioni di un secolo fa.

“Il giorno della marcia… Vi dirò, è un po’ come per le Olimpiadi del 1948. Provi un enorme senso di responsabilità a ricordare tutto fin nei minimi particolari, perché eri presente, e quello era un momento chiave nella Storia. Ma, per me, la marcia è stata solo uno dei tanti momenti chiave nella storia della nostra famiglia… nella storia di me e mia madre.”

“The day of the march… You know, it’s a bit like the 1948 Olympics. One feels a tremendous responsibility to recall everything in detail, because one was there, and it was a key moment in History. But for me, the
march was only one of many key moments in the history of our family – in the history of my mother and me.”

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