A coup a story – Un colpo di stato | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Copertina Bruce Chatwin
Bruce Chatwin
A coup a story – Un colpo di stato
Anno di pubblicazione: 2008
FORMATI DISPONIBILI
A coup a story – Un colpo di stato
Voti: 3, Media: 4.67
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Bruce Chatwin nasce a Sheffield, in Inghilterra, nel 1940. Nel 1958 inizia a lavorare come esperto d’arte per la casa d’aste Sotheby’s, incarico che mantiene fino al 1966. Dopo aver studiato archeologia all’Università di Edimburgo, nel 1973 viene assunto dal “Sunday Times Magazine” come cronista. Fra il 1974 e il 1975 compie il suo primo lungo viaggio, in Patagonia, dove rimane per sei mesi. Seguono molti altri viaggi, tutti di lunga durata, in vari paesi dell’Africa, in Brasile e in Australia. Muore a Nizza nel 1989.

Un colpo di Stato, definito dallo stesso autore “racconto”, è del 1984, e narra il coinvolgimento di Chatwin in un poco chiaro intrigo africano: un aereo di mercenari forse atterra, o forse no, a Cotonou, capitale del Benin (l’ex Dahomey del Viceré di Ouidah), per rovesciare il vigente regime.

L’esercito scende nelle piazze con poteri di polizia, e Bruce viene arrestato come mercenario, insieme ad altri europei.
Vive così dall’interno la brutalità della repressione, la casualità delle incriminazioni, il sospetto che tutto nasca da un regolamento di conti interno alla corrotta classe dirigente locale. Ne uscirà, naturalmente, e potrà riprendere imperterrito le sue peregrinazioni per il mondo.

Verità o fantasia? Non lo sapremo mai. Ma certo non dimenticheremo le atmosfere, i soldatacci, la sporcizia e la disperazione di quel povero stato africano, il rumore insensato degli spari, l’arroganza cieca di un raffazzonato potere che neanche sa bene cosa vuole. È un’“aura”, insomma, ciò che ci restituisce Chatwin. Ed è quell’“aura”, al di là di tutto, la più ferma garanzia di verità di quanto viene scrivendo.

“…all’improvviso mi trovai di nuovo sulla strada rossa di polvere, a ripararmi la testa con le braccia, mentre quattro omaccioni che puzzavano di sudore mi prendevano a pugni e mi spingevano contro il muro ruvido dell’edificio. Rimasi lì finché i gendarmi vennero a prendermi e mi portarono via su una jeep.”

“…suddenly I was out again on the dusty red street, shielding my head with my arms, pushed and pummelled against the corrugated building by four hard, acridlysweating men until the gendarmes came to fetch me in a jeep.”

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