The Pit and the Pendulum – Il pozzo e il pendolo | Short Stories. I piccoli capolavori che fanno crescere il tuo inglese.
Edgar Allan Poe: The Pit and the Pendulum
Edgar A. Poe
The Pit and the Pendulum – Il pozzo e il pendolo
Anno di pubblicazione: 2009
FORMATI DISPONIBILI
The Pit and the Pendulum – Il pozzo e il pendolo
Voti: 2, Media: 3.50
CENNI BIOGRAFICI
LA TRAMA

Edgar Poe nasce a Boston nel 1809, da una modesta attrice e da un altrettanto modesto impresario teatrale.
Morta la madre quando aveva due anni, e abbandonato anche dal padre, viene accolto nella famiglia di John Allan, senza però venir mai adottato. In seguito premetterà al suo il cognome Allan.

Fra il 1815 e il 1820, si trasferisce con la famiglia Allan in Inghilterra, dove compie i primi studi. Tornato negli Stati Uniti, a Richmond, nel 1826 si iscrive all’Università della Virginia, dove ottiene ottimi risultati, ma che deve presto abbandonare per debiti di gioco non onorati.

Nel 1827 si arruola nell’esercito, e nel 1830 entra nell’Accademia militare di West Point, che abbandona però l’anno dopo, per iniziare un vita errabonda, segnata dalla povertà, dall’alcol e dalle droghe.

Diseredato da John Allan, nel 1835 sposa Virginia Clemm, sua prima cugina, che fino al 1847, anno della sua morte, lo accompagna nei suoi vagabondaggi.
Giornalista a tempo perso, effimero direttore nel 1839 di un periodico di Filadelfia, nel 1845, dopo la pubblicazione de Il corvo, conosce a New York qualche successo mondano. Muore a Baltimora nel 1849, con una diagnosi, forse affrettata, di delirium tremens.

Il pozzo e il pendolo, racconto scritto nel 1842 e poi rivisto per la pubblicazione nel 1845, è uno dei capolavori di Poe, in cui confluiscono al massimo grado di espressività pressoché tutti gli elementi finora descritti.

Condannato a morte, un prigioniero dell’Inquisizione spagnola viene tradotto svenuto in una cella del carcere di Toledo.
Quando si risveglia, si trova immerso nel buio più assoluto, e comincia a narrare in prima persona i tentativi da lui fatti per capire dove lo hanno portato: trova a tentoni un muro, ne segue il perimetro cercando di registrare al tatto gli angoli, straccia un lembo del ruvido saio che ha indosso e le pone per terra per capire, inciampandovi, quando il giro è finito.

Ma a un certo punto il lembo di stoffa gli intriga le caviglie e lo fa cadere a terra, giusto in tempo per accorgersi che la sua testa pende nel vuoto di un pozzo posto esattamente al centro della cella.

Poi, addormentatosi, si sveglia strettamente legato a una panca e scopre con orrore, a una flebile luce nel frattempo comparsa, di essere sovrastato da un pendolo con una lama affilatissima, che ad ogni oscillazione si abbassa, e che fatalmente arriverà a squarciargli il corpo all’altezza del cuore.

“Fino a quel momento, non avevo ancora aperto gli occhi. Sentivo di essere disteso sul dorso, senza legami. Allungai una mano, ed essa ricadde pesantemente su qualcosa di umido e di duro. Ve la lasciai per parecchi minuti, mentre mi sforzavo di indovinare dove potessi essere e che cosa fossi.”

“So far, I had not opened my eyes. I felt that I lay upon my back, unbound. I reached out my hand, and it fell heavily upon something damp and hard. There I suffered it to remain for many minutes, while I strove to imagine where and what I could be.”

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2 Commenti a The Pit and the Pendulum – Il pozzo e il pendolo

  1. francesco de vincentis

    bello! l’h0 smarrito, vorrei sapere se è possibile leggerlo on line, sul vostro sito. grazie